cos'è architettura & co.

architettura & co. è stato pensato da paolo giardiello per mettere a disposizione di tutti, in particolare dei suoi studenti, i propri scritti, ricerche e riflessioni sull'architettura. il blog contiene testi pubblicati, versioni integrali di saggi poi ridotti per motivi editoriali, scritti inediti o anche solo riflessioni e spunti di ricerche. per questo non ha un ordine determinato, non segue un filo logico, ma rappresenta solo la sequenza temporale di occasioni in cui parlare di architettura, prima di farla "parlare", come invece dovrebbe, normalmente, essere.

05 maggio 2014

La cucina italiana



L'ambiente-cucina nel contesto domestico, il luogo cioè destinato alla preparazione e conservazione dei cibi, è uno degli spazi cosiddetti “tecnici” della casa. Insieme al bagno, la cucina tradizionalmente ha richiesto particolari dotazioni tecnologiche, strumenti e arredi specifici, indispensabili allo svolgimento corretto della funzione deputata. Esso quindi è stato investito, al pari di altri ambiti dello spazio domestico, dallo sviluppo degli apparecchi e degli arredi che lo caratterizzano che, negli ultimi anni, ha raggiunto livelli e traguardi impensabili.
Eppure l'evoluzione tecnologica degli elettrodomestici, l'avvento del digitale, l'introduzione di materiali e sistemi d'avanguardia, ha riguardato soprattutto le componenti che interagiscono direttamente con l'uomo - i manufatti, gli utensili, gli strumenti, i sistemi arredativi - ma poco ha influito sull'uso dello spazio, sulla sua conformazione, sul suo significato.
Anzi l'organizzazione, la dimensione, la morfologia e la distribuzione funzionale dell'ambiente cucina segue un'evoluzione legata agli stili di vita, alle mutazioni della società, al potere acquisitivo del bene-casa, alle mode, più che alle variazioni stilistiche e tecniche degli strumenti in esso contenuti.
Il XX secolo, in Italia, mostra continui adeguamenti dell'uso della cucina nelle varie classi sociali, in ambito urbano o rurale, a seconda delle generazioni e delle dimensioni delle famiglie: luogo solo per preparare i cibi, grande o piccolo fino a diventare un “angolo cottura” a vista nella zona pranzo; luogo dove consumare i cibi in maniera conviviale, da soli, ad ogni pasto o soltanto in alcuni momenti della giornata; luogo complesso di vita della famiglia, composto da ambiti dove, contemporaneamente, più componenti del nucleo familiare possono svolgere diverse azioni.
Una breve storia dell'evoluzione dello spazio della cucina può essere dedotta dai film che hanno raccontato la società italiana dall'inizio dello scorso secolo fino ad oggi.
Quello che, per primo, può esemplificare il rapporto tra i vari ambienti casalinghi, il loro uso, e le trasformazioni negli anni, è Novecento di Bernardo Bertolucci del 1976 che, nel raccontare la storia di due fratelli nati nel 1901, mette in scena i luoghi di una generazione che ha attraversato la prima metà del ventesimo secolo, dalle origini rurali (sia dei proprietari che dei contadini) al consolidamento della borghesia e del proletariato nel periodo fascista, fino alla Liberazione. La cucina è mostrata come il luogo per eccellenza della vita in campagna delle classi più umili, il vero focolare della famiglia, origine e memoria delle radici comuni, ed è contrapposta alle sale da pranzo dei proprietari terrieri che, divenuti l'espressione della ricca borghesia del Ventennio Fascista, mantengono le dovute distanze dai luoghi destinati solo alle persone di servizio.
Ettore Scola, invece, con Una giornata particolare del 1977, racconta gli stessi anni della storia italiana - il film è ambientato nel 6 maggio 1938, il giorno dell'arrivo di Hitler a Roma - focalizzando l'attenzione su ceti diversi: sulla classe operaia e sulla piccola borghesia. La casa dove si svolge il film, lasciando in sottofondo il fluire della Storia, quella con la maiuscola, è una delle abitazioni di Viale XXI Aprile a Roma, i cosiddetti “Palazzi Federici” progettati da Mario De Renzi, un grande complesso di case popolari costruito proprio negli anni trenta. La cucina è uno degli ambienti centrali della rappresentazione dello spazio domestico come della vita familiare e anche degli incontri inattesi tra Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Luogo dove cucinare, eppure ampio e spazioso, dotato di un tavolo dal piano di marmo di Carrara intorno al quale gli attori scrivono le loro storie, svolgendo le attività previste, ed impreviste, della vita quotidiana.
E' la rappresentazione di una cucina che, nel suo ruolo domestico e nella conformazione, pur arricchendosi nella sua dotazione tecnica, in fondo rimane uguale a sé stessa fino agli anni del secondo dopoguerra, descritti abilmente in film come Un americano a Roma, di Steno del 1958 o Una vita difficile del 1961 di Dino Risi. La famosa scena di Alberto Sordi alle prese con i “maccheroni” di Un americano a Roma si consuma in una cucina, di una casa probabilmente a Trastevere, raccontando la complessità, ma anche la forza, di una società caratterizzata dal desiderio di riscatto economico e culturale, alla vigilia degli anni '60.
Con La Famiglia del 1987 Ettore Scola entra in una casa borghese del rione romano di Prati, raccontandone le permanenze e le modificazioni in un arco di tempo che va dal 1906 al 1986, enfatizzando ogni decennio con una vista del corridoio che unisce la parte di servizio a quella di rappresentanza; così come Luchino Visconti che, nel 1974 con Gruppo di Famiglia in un Interno, descrive l'alta borghesia degli anni '70 identificandola con le loro case, segnate dalla cultura, ricche di opere d'arte, libri e collezioni - non a caso il personaggio del professore interpretato da Burt Lancaster è ispirato alla figura di Mario Praz - dove la cucina resta sullo sfondo, come luogo di servizio, o comunque intimo e non espressione pubblica dei legami familiari.
Gli anni '80 e '90 dell'Italia del dopo “boom economico” sono rappresentati soprattutto dalla “commedia all'italiana” che, pur se in maniera ironica e a volte grottesca, mette in scena una società pigra, disincantata, modaiola, talvolta volgare, e fondamentalmente alla ricerca di nuovi valori.
La casa del Rag. Fantozzi, nei film diretti da Luciano Salce, prima, e Neri Parenti, poi, giusto per fare un esempio, mostra crudamente l'uso di spazi domestici frutto di una edilizia frettolosa e a volte aggressiva, dove la cucina viene ad essere, non più solo un luogo di servizio, ma di nuovo un ambiente dove consumare riti domestici: pranzare, cenare, riunirsi, discutere, guardare la televisione.
Sono anni in cui si percepisce il cambiamento, si sente la necessità di restituire “valore” agli spazi della quotidianità svuotati di ogni contenuto simbolico ed espressivo da una ignorante tipizzazione dei modi di vita, è anche l'epoca in cui è pressante la richiesta di rinnovati legami sociali capaci di sostanziare l'istituzione della famiglia.
L'architettura sperimenta nuove forme e stili, utilizza materiali innovativi, a volte però perseguendo obiettivi autonomi e autoreferenziali, slegati dalle effettive esigenze della società.
La mini-casa descritta nel film di Castellano e Pipolo del 1984, Il ragazzo di campagna, dove a fronte di una tecnologia avanzata e una flessibilità pressoché totale, il protagonista interpretato da Renato Pozzetto deve fare i conti con la perdita assoluta dello spazio relazionale, mette in luce gli eccessi di un pensiero architettonico a volte slegato dalle reali esigenze e dai bisogni comuni.
Sono gli anni, infatti, in cui i mobili per la cucina raggiungono livelli tecnici sofisticati, propongono forme inconsuete, stili ridondanti o minimali, senza tuttavia incidere in alcun modo sulla disposizione e organizzazione dello spazio all'intorno, nel senso che, pur ad “isola”, “penisola” o “in linea”, sia “rustica” che “high tech”, non riescono a suggerire nuove condizioni aggregative per determinare lo spazio di vita ad essa dedicato.
L'ostinata permanenza di certe consuetudini, della media borghesia, di uso degli spazi della casa, del rapporto tra zone di rappresentanza e private, tra spazi per gli ospiti e per la famiglia, è messa in luce da Mario Monicelli in Parenti serpenti del 1992, riferito ad eventi di cronaca degli anni '80, che mostra un interno di provincia - il film è girato a Sulmona - resistente al tempo e alle innovazioni.
E' con il passaggio tra il vecchio e il nuovo secolo, con film come quelli del regista Ferzan Özpetek - Le fate ignoranti del 2001 e La finestra di fronte del 2003 - che assistiamo alla rappresentazione di nuove organizzazioni di luoghi domestici, caratterizzati tra l'altro anche dalla centralità dello spazio della cucina. Ambiente elegante e ben arredato, anche se semplice ed essenziale, in grado di essere luogo conviviale, di accoglienza e di condivisione degli eventi della vita.
La cucina, dalla fine degli anni '90, sia nelle classi più umili che in quelle più abbienti, torna ad essere uno degli spazi fondamentali della casa, luogo destinato a varie azioni, parte di una organizzazione policentrica e multifunzionale, pensato, non solo per l'esigenza specifica del cucinare, quanto come vertice di una rete di relazioni che descrivono lo “stare in casa”.
Mentre la ricerca attuale sui mobili da cucina e sugli elettrodomestici si rivolge sempre più ad una utenza che apprezza il “cucinare” come una delle possibili espressioni della propria cultura - basti vedere quanti cuochi siano oggi diventati i veri maître à penser della nostra società - che li richiede sempre più “connessi”, in senso tecnico, non solo a quanto gli è pertinente ma a tutto ciò che serve per spendere al meglio il proprio tempo, lo spazio della cucina cerca la sua dimensione in divenire attraverso spazi comunque flessibili, ibridi, relazionati alle altre parti della casa.
La cucina dei prossimi anni non può che affermarsi ancora protagonista del “senso” del domestico che l'uomo richiederà ai suoi spazi. Non si tratta di individuare un nuovo stile o di rischiare tecnologie troppo futuristiche, quanto di adoperare ciò che il mercato già propone per conformare spazi fluidi e interattivi, coinvolgenti e rappresentativi, funzionali e espressivi, attrattivi e attraenti, insomma capaci di dare forma ai valori propri dell'arte di cucinare e del piacere di mangiare.