"C'era
una volta un muro", sarebbe un ottimo inizio per provare a
raccontare, con semplicità, quasi si trattasse di una fiaba, a chi
non vive con consuetudine il mondo dell'architettura, i principi,
arcaici ma mai perduti, del costruire, del dare forma concreta ai
principi dell'abitare. Un tempo dire muro, colonna o pilastro, non
significava enunciare solo il nome di una componente strutturale,
quanto suggerire un'idea di architettura, la possibile morfologia di
uno spazio. Non solo, tale sostantivo sarebbe stato certamente
accompagnato da un complemento di specificazione e cioè dalla
precisazione del materiale con cui la struttura era concepita.
Pertanto “c'era una volta un muro di pietra” sarebbe stata
certamente una storia ben diversa da quella di un muro “di mattoni”
o “di paglia” o “di terra cruda”.
I
materiali storicamente sono stati quelli del luogo, quelli a portata
di mano, noti nelle caratteristiche alle maestranze, adatti a
sopportare il caldo o il freddo, la pioggia o la siccità in quel
determinato territorio. I muri non sono mai stati tutti uguali in
quanto ogni materiale, ogni spessore, ogni posa in opera lo avrebbe
caratterizzato. Non si possono scegliere indifferentemente in quanto
sono l'immagine stessa del luogo, l'idea che esso propone e che di
esso si ha, lo strumento per radicare quel manufatto al territorio e,
nel contempo, per rappresentarlo.
Questo,
chi costruisce, lo ha sempre saputo, non solo per edificare in
maniera conveniente e coerente, si direbbe oggi rispettando
l'ambiente, ma anche per sfruttare al meglio il portato simbolico dei
sistemi costruttivi, i linguaggi dei materiali e della loro posa in
opera.
Perché
la tecnica, vera o presunta, sostanziale o anche solo immaginata come
rivestimento, su cui si basa la composizione strutturale diviene
l'immagine stessa del carattere, la forma significante del manufatto
da realizzarsi. Non a caso in architettura si parla di “decorazione
tettonica” e cioè del linguaggio scaturente dalla corretta
disposizione dei materiali secondo regole proprie della buona
costruzione. La disposizione del materiale condiziona il pattern
geometrico che suggerisce un proprio ordine e quindi la regola con
cui misurare e comprendere lo spazio.
Costruire
implica quindi prendere atto della "natura espressiva dei
materiali", della loro capacità di rendere espliciti i sensi di
cui nel tempo sono stati portatori, da quelli strutturali a quelli
simbolici, narrativi ed evocativi. Lo spazio architettonico è
definito infatti dalla struttura e si carica dei contenuti che questa
suggerisce attraverso le proprietà del materiale con cui è
realizzata, le matrici geometriche connesse alla sua posa in opera e
la composizione derivante dalle regole costruttive.
In
un'epoca in cui il principio del rivestimento è andato oltre il
semplice scollamento tra materiale e struttura portante, e ha
raggiunto una autonomia linguistica e narrativa attraverso tecniche e
materie estranee alla storia del costruire, tornare a comprendere il
portato dei materiali della tradizione significa prevedere una
permanenza dei valori originari, ovvero un adeguamento dei loro
significati arcaici. Per questo abbandonare il pregiudizio del muro
quale supporto ingenuo di significati provenienti da altre forme
espressive e tornare a far coincidere la sua sostanza di supporto
necessario alla costruzione con il racconto dei sensi dello spazio
che racchiude, significa radicalizzare il ruolo dell'architettura che
altrimenti rischia di essere diluito in un mondo governato solo dal
segno, dall'immagine.
Così
un muro può essere davvero un muro, come un principe o un re in una
favola, e cioè come un personaggio archetipo di cui ben si conosce
il ruolo e il carattere, e svolgere adeguatamente il proprio compito
non ibridato né compromesso da altre considerazioni aggiunte, il
ruolo di diaframma di separazione tra spazio e spazio, tra interno ed
esterno, tra natura ed artificio.
"C'era
una volta un muro, capace di definire uno spazio privato, distinto
dalla natura, dove accogliere e raccogliersi e con cui raccontare
agli altri quello in cui si crede e ciò che si spera di diventare",
potrebbe essere una bella storia da raccontare.