cos'è architettura & co.

architettura & co. è stato pensato da paolo giardiello per mettere a disposizione di tutti, in particolare dei suoi studenti, i propri scritti, ricerche e riflessioni sull'architettura. il blog contiene testi pubblicati, versioni integrali di saggi poi ridotti per motivi editoriali, scritti inediti o anche solo riflessioni e spunti di ricerche. per questo non ha un ordine determinato, non segue un filo logico, ma rappresenta solo la sequenza temporale di occasioni in cui parlare di architettura, prima di farla "parlare", come invece dovrebbe, normalmente, essere.

10 marzo 2017

sono in libreria!


Finalmente sono pronti e in distribuzione nelle librerie i miei due ultimi piccoli lavori.
Si tratta di una sintesi ragionata degli esiti e delle ricerche incentrate su due filoni a me molto cari: quello sugli interni urbani, condiviso con Marella Santangelo, e quello sul costruire nel/sul costruito.
Si tratta di temi studiati, condivisi con studenti e collaboratori, discussi con colleghi e verificati sperimentalmente attraverso tesi di laurea e corsi. Temi su cui è stato scritto abbastanza negli ultimi anni ma sui quali, proprio per questo, era necessario effettuare una sintesi. Si tratta pertanto di "strumenti" utili a chi voglia ancora studiare e capire tali argomenti, per chi, da qui, voglia partire per nuove considerazioni teoriche e metodologiche.

12 febbraio 2017

è in stampa "nel/sul frammenti di una ricerca (impaziente)"



«Gli aspetti della stratificazione probabilmente mi interessano più
delle viste inaspettate che vengono generate dalle rimozioni,
non la superficie staccata che rivela ma il margine sottile,
la superficie staccata che rivela
il progresso autobiografico della sua costruzione.
C'è un tipo di complessità che deriva dal prendere una situazione
altrimenti del tutto normale, convenzionale, anche anonima,
e ridefinirla, ritradurla in letture molteplici e sovrapposte
di condizioni passate e presenti.
Ogni edificio genera una propria ed unica situazione».
G. Matta-Clark


Premessa (perché questo non è un libro ma un taccuino di appunti)
Nel mese di maggio di quest'anno ho tenuto alla Facultad de Arquitectura de Montevideo un ciclo di lezioni intitolato Habitar la Preexistencia. La transformación del sentido del espacio.
Il tema è stato concordato con i docenti e con il decano della Facoltà, Gustavo Scheps, perché si tratta di un argomento di grande attualità in America Latina a cui la FADU di Montevideo, con le sue ricerche, intende dare risposta, vista la crescente esigenza di valorizzazione del patrimonio architettonico esistente.
La pratica di conservazione non è mai avulsa da quella progettuale: abitare la preesistenza implica, oltre gli ovvi interventi di adeguamento tecnologico e strutturale, al di là dei nuovi assetti funzionali idonei all'uso contemporaneo, una trasformazione del significato spaziale, dei contenuti e delle ragioni stesse del manufatto riadattato. Non c'è mai una modificazione dell'aspetto e della forma che non sia coerente con i sensi rinnovati dell'interno, dello spazio abitabile, che è il fine di qualsiasi operazione progettuale.
È innegabile che in Uruguay, come in molti altri Paesi del continente sudamericano, negli ultimi decenni la cultura del “nuovo” ha agito sul preesistente in maniera a volte spregiudicata, sostituendo o alterando sensibilmente manufatti architettonici o intere parti di città, testimonianze vive della storia del luogo. Pressioni economiche e assenza di adeguate normative hanno agito sulla mancanza di consapevolezza del valore del passato, sulla voglia di cambiamento, operando senza una strategia progettuale lungimirante.
All'opposto il progetto di architettura in Italia è stato per troppi anni costretto tra la mancanza di opportunità di immaginare il “nuovo” e un interesse, alle volte eccessivo, alla tutela delle testimonianze del passato, attraverso prassi talvolta solo conservative.
Le esperienze degli ultimi venti anni hanno invece mostrato, in Europa come nelle Americhe, attitudini diverse e spontanee, espresse attraverso una prassi, più che una evidente metodologia, capace di mostrare le ragioni di ciò che appartiene al passato, che chiede di essere attualizzato per continuare a vivere accanto all'uomo.
Ho lavorato a tale tema per molti anni, studiando e analizzando esempi e esperienze, ho sperimentato soluzioni con gli studenti nei corsi universitari e attraverso le tesi di laurea, ho scritto saggi e articoli, partecipato a dibattiti e conferenze, senza tuttavia trovare mai il tempo di fermare le idee in una riflessione esaustiva. Questo anche perché il fenomeno era – ed è – in permanente evoluzione, e qualsiasi enunciato viene in breve superato da esperimenti o interventi critici che apportano continui approfondimenti, aprendo nuovi scenari, teorici e pratici.
La ricca produzione critica apparsa nell'ultimo decennio rappresenta in tal senso un compendio profondo, esaustivo e sfaccettato dei vari punti di vista sull'argomento; riporto in bibliografia, le esperienze che ritengo rappresentino le tappe fondamentali della definizione teorica del tema.
Il seminario di Montevideo è stato pertanto una occasione per tornare sui vari argomenti, per guardare da una prospettiva storiografica i ragionamenti sviluppati in un arco temporale lungo, cancellandone alcuni superati e integrandoli con definizioni più attuali, organizzando le varie forme espressive in un sistema logico compiuto, oltre la modalità più essenziale di solito utilizzata per presentare gli argomenti agli studenti.
Il materiale raccolto, anche quello non utilizzato per ragioni di tempo, è quello che presento in questo piccolo libro, non ordinato secondo lo schema proprio di un saggio critico, piuttosto come la sequenza di spunti e riflessioni, di appunti e dubbi, che sono stati utili a costruire il discorso delle tre lezioni tenute, in spagnolo, ad un attento pubblico di studenti e colleghi.
Si tratta quindi di frammenti uniti e disposti tra loro secondo la struttura espositiva delle conferenze, ricche di immagini, esempi e riferimenti in ambito artistico e letterario che qui vengono omessi per ragioni editoriali.
La forma tipografica del volume, infine, vuole raccontare, con chiarezza, la provenienza delle varie riflessioni: ciò che è tratto da scritti personali, sia pubblicati che inediti, (in maiuscoletto) e che, in parte, era riportato sulle slide mostrate, in spagnolo; una sintesi (in carattere normale) di ciò che è stato detto durante le lezioni e, infine, alcune citazioni tratte dai testi a cui faccio solitamente riferimento (in corsivo).
Pertanto è giusto che non ci si aspetti da questo libro nulla di definitivo o di particolarmente innovativo su un tema già abbondantemente trattato e in continuo divenire, ma solo gli appunti raccolti in un ideale taccuino che si è consolidato nel tempo, le tracce di un percorso logico e di ricerca, lungo, appassionato e disomogeneo (niente affatto paziente) e talvolta casuale, che ha avuto molti compagni di viaggio in questi anni (tra cui i miei collaboratori e gli studenti, sempre attenti, di tanti corsi dedicati a questi temi), con le quali è stato possibile organizzare un discorso articolato, finalizzato a rintracciare modi e ragioni di una specifica prassi progettuale. Giungendo, come spesso capita, a porre domande più che a dare risposte definitive, ad aprire nuove riflessioni, a indurre dubbi piuttosto che a racchiudere il pensiero, proprio di un'attività così complessa, in rigidi schemi (ideologici).

P.G. 

è in stampa "panorami abitabili"



Introduzione

Questo libro rappresenta il punto di incontro di ricerche distinte, in parte autonome, proprie delle specificità disciplinari delle materie che siamo chiamati a insegnare. L'area della progettazione architettonica infatti, per definizione ministeriale, comprende tre settori, affini ma distinti didatticamente: la progettazione architettonica e urbana; il progetto di interni, di allestimento e dell'arredamento; il progetto del paesaggio.
Lavorando per alcuni anni in sinergia al Laboratorio di Progettazione Architettonica II del corso di Laurea Magistrale 5UE del DiARC, composto dalle materie di Progettazione Architettonica e di Arredamento e Architettura degli Interni, abbiamo verificato che la ricerca sulla Piazza come Manufatto Architettonico (condotta negli anni da Marella Santangelo) e quella sull'Interno Urbano (seguita sia in campo didattico che teorico da Paolo Giardiello), in realtà giungessero, da punti di partenza opposti, a conclusioni analoghe e sovrapponibili: quelle di intendere i luoghi significativi della città come spazi da abitare, come ambiti relazionali dove individuare esigenze pubbliche e private, dove dare forma ai bisogni del singolo come della collettività.
Nella primavera del 2015 abbiamo tenuto, insieme, un seminario progettuale – Panoramas Interiores – alla Facultad de Arquitectura, Diseño y Urbanismo de Montevideo (Uruguay) e, in quell'occasione, abbiamo cominciato ad organizzare un percorso teorico condiviso con cui definire modi e ragioni del progetto di spazi significativi all'interno del tessuto urbano.
Nella primavera del 2016, poi, siamo stati chiamati a dettare un corso teorico sulle stesse questioni alla FADU di Buenos Aires, per cui abbiamo compiuto uno sforzo di sintesi teorica degli argomenti principali. Infine, nel settembre 2016, abbiamo tenuto un workshop, dal titolo Interiores Urbanos, agli studenti della UAA Universidad Autonoma de Aguascalientes, ad Aguascalientes (Messico), preceduto da due lezioni magistrali introduttive aperte all'intero corpo docente delle facoltà di architettura e design.
Ci è sembrato quindi interessante raccogliere quanto elaborato negli ultimi anni sul tema in questo piccolo volume, consapevoli che esso si va ad aggiungere a filoni di ricerca già consolidati, propri di entrambe le discipline. Il tema della piazza storica infatti è uno dei capisaldi delle teorie della progettazione urbana intesa in chiave contemporanea, così come gli interni urbani sono stati oggetto per molti anni di ricerche, anche da parte del Dottorato di Ricerca in Architettura degli Interni e Allestimento del Politecnico di Milano.
Quello che riteniamo possa essere interessante, e originale, è vedere come tali impostazioni teoriche e metodologiche convergano in una definizione di principi utili sia all'analisi dei fenomeni urbani, sia alla progettazione degli stessi. In particolare ci sembra che il tema del recupero della città storia, del riuso delle sue parti significative come di quelle abbandonate, sia di grande attualità e necessiti di una consapevolezza degli argomenti teorici come delle ricadute sociali degli interventi progettuali.
Va infine segnalata l'importanza di aver posto, e di avere quindi dibattuto, tali teorie in Paesi – come l'Uruguay, l'Argentina e il Messico – parte di un continente dove l'uso e il riuso della città, della metropoli nel vero senso del termine, è oggi l'argomento principale per individuare le categorie di interventi capaci di restituire i luoghi urbani alla vita delle persone.


MS e PG